Arte e rivoluzione oggi, questione di domande giuste.

Siamo nel 2017, viviamo nell’epoca della crisi, una profonda crisi economica che genera e mette in evidenza ancor di più una disuguaglianza palese e una sconcertante crisi umana; oggi l’uomo ha perso la sua strada, non si riconosce e tende alla ricerca di un ruolo sociale nel quale catalogarsi, punta insomma a essere riconosciuto socialmente e non più a essere. L’uomo è diventato il prodotto del sistema economico in cui vive, sistema basato sullo sfruttamento, l’emarginazione, il “lavorare e produrre” a qualsiasi costo.
L’uomo è uno numero alle scuole superiori, una matricola all’università, uno sfruttato nel mondo del lavoro. Viviamo anche una profonda crisi artistica, culturale. In questo mondo emergono solo e soltanto produzioni effimere che tendono all’arte per l’arte.
Alla luce di questi problemi io mi fermo a pensare e cerco di trovare una soluzione, una risposta alle mie domande. La domanda non è perché esiste tutto questo, mi sembra scontata la risposta: il perchè è quel mostro chiamato capitalismo. La domanda, piuttosto, è qual è il ruolo dell’artista oggi e se l’arte può essere rivoluzionaria.
Parto da una semplice, ma efficace considerazione: la soluzione a questo “disagio” che viviamo in diversi ambiti non si può ottenere con l’arte, non si può ottenere con uno spettacolo teatrale o con una canzone. Il problema è politico e politicamente bisogna rispondere; bisogna capovolgere tutto, bisogna rovesciare il sistema attuale, bisogna distruggere la classe dominante e instaurare quella che per me è la via della felicità e che come diceva Mao Tse-Tung non è certo un pranzo di gala. La risposta è il comunismo. La risposta è il potere agli sfruttati. Con questo non voglio assolutamente sminuire il valore dell’arte. L’arte può avere un linguaggio rivoluzionario. Ma non può essere da sola rivoluzione.
Oltre questa necessaria considerazione, dobbiamo individuare il ruolo dell’artista oggi. Che ruolo ha? La domanda potrebbe essere scontata ma non è così. Oggi per emergere devi abbassare la testa, devi cercare il compromesso, devi accettare una spinta da qualche padrone… ma noi dobbiamo cercare davvero questo?
L’arte ha un valore unico, indespensabile, immenso… oggi bisogna creare, costruire in tutte le diverse ramificazioni dell’arte un’avanguardia artistica. Oggi l’arte sta crepando, abbiamo artisti venduti alle classi dominanti, artisti che praticano l’arte solo e soltanto per un tornaconto, artisti che sono macchine, scheletri con un vestito, corpi senz’anima, venduti ad un sistema.
L’artista non è il suo cachet. Ci sono artisti e ci sono mentecatti. Oggi il nostro mondo vede di più i secondi. Non è il recitare bene che fa l’artista, non è il cantare bene che fa il cantante, non è il ballare bene che fa il ballerino, non è il suonare bene che fa un musicista, non è la quantità di opere scritte che fa lo scrittore…l’artista è colui che è capace di levarti il respiro, colui che ti porta in un altro mondo, un’altra dimensione, l’arma più potente che possiede l’artista è la capacità del suo donare. Del suo trasmettere. Questa è la sua ricchezza.

Samuele Carcagnolo

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