PER UNA CULTURA COMPLESSIVA E TRASFORMATRICE, PER UN’ARTE LIBERA E IMPEGNATA.

INTRODUZIONE

A scuola, sin da piccoli, in qualsiasi libro, con qualsiasi persona, in qualsiasi bar, succede e/o è successo di parlare di cultura, di arte, dell’utilità che devono avere, di che cosa sono, se servono, etc.

Noi abbiamo risposto a queste domande dicendo che senz’arte non c’è educazione, senza educazione non può esistere un mondo composto da uomini liberi ed eguali, di pace e giustizia sociale.

Perché l’arte è creazione di un mondo pensato, è un qualcosa che viene da dentro e che si incontra e si scontra con ciò che c’è fuori. Come tutto d’altronde, è un sistema complesso, che plasma e viene plasmato.

Ma oltre a questa brevissima considerazione, proviamo ad avanzare qualche ipotesi rimanendo con i piedi per terra e dicendo poche cose però chiare e precise.

 

MA PERCHE’ PROGETTO ALBATROS?

Ci siamo rifatti all’albatro di Baudealaire, a quella famosa poesia che più di un secolo fa voleva farci capire quanto distacco si fosse già creato tra arte e società; quanta difficoltà riscontrava l’albatro, e dunque il poeta, l’artisra, nellos tare sulla tolda di una nave, ovvero dentro una società ormai massificata e omologata, dove l’arte trova uno spazio solo all’interno della logica della mercificazione. Ecco perché abbiamo scelto questo nome!

Questo progetto include due cose, di cui alla fine del testo parleremo. Intanto facciamo un primo passo in avanti e portiamo a ragionamento la questione che abbiamo appena accennato…

 

UN PRIMO PASSO

Da questa piccola premessa muoviamo i nostri passi verso una teoria un po’, ma nemmeno tanto, più dettagliata. Noi crediamo innanzitutto che in un mondo caotico e confusionario, disordinato e scardinato, individualizzato e parcellizzato, bisogna riorganizzare tutto, collettivizzare esperienze, creare progetti chiari e unitari, percorsi precisi ed efficaci: l’arte è inclusa in questa idea, in quanto non crediamo che oggi il problema sia la mancanza “quantitativa” di arte, ma proprio ma la scarsa qualità di progettualità, utilità e finalità della stessa. Tantissime sono state le esperienze nella storia dell’umanità ( il Novecento è l’esempio più emblematico di come l’arte abbia portato alla nascita di tantissime esperienze) che hanno condizionato scelte politiche, corsi storici, organizzazione sociale, e sappiamo dunque quanto sia importante questa “cosa” (giusto per utilizzare un termine quasi “poetico” che non indica una cosa specifica ma lascia l’indeterminatezza del significante). Riconosciamo anche il peso della storia delle idee e della cultura della storia dell’umanità, per questo non vogliamo teorizzare il saggio critico mozzafiato. Pensiamo semplicemente questo: l’arte ha subito un processo di mercificazione evidente, iniziato con l’avvento della Società di Massa e palesato dal secondo dopoguerra in poi con la “industria culturale”, fino a toccare l’apice nel nuovo millennio attraverso anche altri canali di comunicazione (tv, internet, etc). Partiamo da questo dato perché è quello che più ci interessa. L’arte non può essere mercato. L’arte deve essere anzitutto strumento di espressione e di identificazione del’io (individuo o collettivo), capace di diffondere senso di appartenenza ad un qualcosa, a un’idea.

Cos’è quel qualcosa? Ora, è chiaro che l’arte venga fatta da molta gente di diversa formazione cultura e politica, così come è vero che noi parliamo da militanti, da soggetti attivi all’interno di questa società, che non hanno dubbi su quale lato della barricata stare: dalla parte degli sfruttati e degli ultimi; infatti noi parleremo da gente di parte e non abbiamo nessun problema a dirlo. A noi non interessa teorizzare l’arte per l’arte, anzi la rifiutiamo! A noi interessa pensare e ragionare un modo di fare arte che riesca a far identificare la classe sfruttata in un’idea, che riesca a organizzare lo “spirito del mondo oppresso”, che non sia totalmente indipendente e fuori da ogni schema, ma che “sposi” un’idea che, dal nostro punto di vista, è naturale: trasformare il mondo in senso comunista. Ma cosa vuol dire? Vuol dire suonare il piffero della rivoluzione come diceva Vittorini? No, non centra questo. Vuol dire non stare in mezzo, non essere mediocri, non appiattirsi, non venersi, non accontentarsi dell’assenza di aura e aureola, non essere grigi, non stare al centro. Questo è il primo passo: non scendere a compromessi col sistema capitalistico e creare per trasformare l’esistente, dare una rottura con il presente!

Un’arte critica, semplice, reale, che narri e comunichi dei luoghi mai detti, mai raccontati; che parli di soggetti lasciati in un angolo del mondo e che vogliono riscattarsi; che diffonda non la speranza che questo mondo si può cambiare, ma la certezza, la determinazione di farlo; un’arte che sia di denuncia e di parte, che stia in una dimensione politica, che sia strumento di rivoluzione.

Dal teatro, alla poesia, alla musica, alle arti figurative e performative: un’arte chiara, limpida, poco ermetica, che non si chiuda, che non si cristallizzi, ma che si apra a tutti, che sia popolare, che sia gratuita, che non guardi al profitto. Per una cultura complessiva e trasformatrice, per un’arte libera ed impegnata.

Umanità e politica, assistenzialismo e conflittualità, perdizione verso la natura e racconto del reale: il discorso non bisogna polarizzarlo in nessuno caso.

Siamo al punto più basso della storia e da qui ci rialzeremo con più forza, perché ci sono “cose” esistenti che basterebbe coglierle e farle proprio: perché è possibile un altro mondo; perché è necessario crearlo!

 

MENTI DIVISE E POETA DEL BUIO: DUE ESPERIENZE CHE RACCHIUDONO QUEST’IDEA

Sono queste le due esperienze che vogliamo far nascere da questo ragionamento complessivo sull’arte. La prima, Menti Divise, non è altro che una compagnia teatrale in formazione, la seconda è un’esperienza nata inividuale e adesso diventata collettiva. L’obiettivo che ci poniamo è quello di creare sia delle attività laboratoriali (teatro per bambini, teatro pa i più grandi, teatro dell’oppresso, laboratorio poetico), sia dei veri e propri momenti di comunicazione col mondo esterno, ma anche di intervenire politicamente dentro questa città per tutto ciò che riguarda quest’ambito. Qui sotto vi lasciamo le pagine facebook di queste due esperienze che si stanno formando. Il nostro invito è di rimanere aggiornati e di contattarci qualora voleste già da ora sapere di più.

 

MENTI DIVISE: https://www.facebook.com/Compagnia-Teatrale-Menti-Divise-1712898022087822/

POETA DEL BUIO: https://www.facebook.com/Poeta-del-Buio-1408557899402170/

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