RIPRENDENDO LA LUNA, SI SOGNA UN MONDO NUOVO

 

Era il 15 gennaio quando pubblicammo l’ultimo comunicato complessivo per raccontare cosa avevamo fatto, perchè e dove volevamo andare. Ci siamo lasciati con il lavoro nelle scuole, all’università, i primi interventi nel mondo del lavoro, dell’immigrazione, della povertà e da quel giorno tante cose abbiamo fatto e tante altre prenderanno a breve forma, per questo ci tenevamo a raccontarci un po’, parlare di questi mesi incredibili che ci hanno visto occupare uno spazio dell’unicredit vuoto da 12 anni, attivare percorsi di lotta con lavoratori, migranti, studenti, aderire a un progetto nazionale per ricostruire un’alternativa di sinistra in questo paese e tanto tantissimo altro ancora… Ma andiamo con ordine.

DA DOVE CI SIAMO LASCIATI…

Quel 15 gennaio ci siamo lasciati con lo slogan “ci siamo ripresi la terra, le nostre vite e l’abbondanza. Adesso vogliamo la luna”. Uno slogan semplice e per molti aspetti anche immediato. Volevamo riprenderci tutto ciò che è nostro, dagli spazi di socialità e aggregazione, fino alla gestione dei tempi delle nostre vite. Lo avevamo fatto a partire dall’anno precedente, con i laboratori in Piazzetta e la libreria popolare, momenti di socialità, di condivisione e di aggregazione, finalizzati a ricostruire un tessuto sociale alternativo, capace di ricostruire legami e rapporti sociali ormai in frantumi nella società di massa, dominata da competizione, individualismo e mondo virtuale, ma anche a sottrarre forze all’universo dei social network, per inserirle nel mondo reale, nelle piazze e nelle strade della nostra città.

Dietro tutto questo c’era, e c’è tutt’ora, la volontà di costruire il potere popolare, ovvero ridare il potere agli sfruttati di questo paese, alle donne, ai lavoratori, ai migranti, a chi, insomma, vive sulla propria pelle le contraddizioni di un sistema disumano, fondato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sul dominio di pochi ricchi sulle enormi masse di sfruttati.

Per farlo, dicevamo allora, bisogna attuare quelle che chiamavamo il principio delle 3R: ramificazione, radicamento, radicalità. Ovvero ramificare le pratiche, arrivare in ogni quartiere, strada per strada, casa per casa; radicarsi, pesare dentro un territorio specifico, essere riconosciuti; radicalizzarsi, non perdere mai di vista il fine ultimo, ma anche chi sono i nostri nemici e da quale parte della barricata invece siamo, senza se e senza ma.

Sulla base di questo principio avevamo aderito al progetto di Potere Al Popolo, l’unico strumento che ci consentiva di uscire dall’isolamento, di arrivare nei mezzi di comunicazione di massa, di parlare a milioni di persone delle cose che facciamo, di cosa pensiamo, di proporci come alternativa reale in questo paese, di riempire quello spazio a sinistra lasciato vuoto ormai da troppo tempo.

Come dicevamo allora però, non crediamo che le elezioni siano il punto più alto del nostro impegno politico, la nostra meta ultima, piuttosto siamo convinti possano essere uno strumento utile e che senza il lavoro quotidiano nei territori perdiamo a prescindere. Siamo convinti, insomma, che vincere è possibile, ma che si vince nelle piazze, nelle lotte e non con le elezioni.

Ere questa convinzione a spingerci, anche dopo la nascita di Potere Al Popolo, a continuare il nostro lavoro in Piazzetta, nelle scuole, all’università, nei vari settori della società dove in un modo o nell’altro risiedono gli sfruttati, ma soprattutto è stata questa consapevolezza che ci ha spinto a occupare uno spazio in città, ad attivare numerosi percorsi di aggregazione e altrettanti di lotta.

La Piazzetta, dove negli anni abbiamo costruito tantissimo, rappresenta ancora oggi un punto di riferimento. Uno spazio che non abbiamo mai abbandonato e che anzi oggi ha un significato ancora più grande. E’ inutile nascondere che dopo l’occupazione del CPO Colapesce abbiamo avuto qualche difficoltà nella gestione dei due spazi. Tutti noi siamo molto giovani, quasi per tutti il CPO è stata la prima vera esperienza di occupazione e per tutti quella di quest’anno è stata la prima campagna elettorale. Ma proprio in questi momenti di particolare intensità si vede la forza di un gruppo e il radicamento in un luogo in cui hai lavorato per anni. Nulla è infatti alla fine cambiato, i turni di pulizia e gestione vanno avanti, i laboratori che si tenevano in Piazzetta hanno continuato lì il loro percorso e spesso iniziative o momenti di aggregazione, strutturati o spontanei, continuano a prendere vita.

Fondamentali in questo processo gli studenti medi, il vero motore di quella piazza che è ormai un punto di riferimento per centinaia di ragazze e ragazzi della nostra città e che in prima persona se ne prendono cura, turnandosi per pulire o sistemare qualcosa, proponendo migliorie o attività, rilanciandola come centro delle attività di lotta studentesca in città.

Proprio gli studenti del gruppo LPS sono stati protagonisti di un’annata fondamentale. Come scrivevamo nell’ultimo comunicato questo era per noi un anno particolare, il primo cambio generazionale vero nelle scuole in cui eravamo e il primo anno in molte scuole dove prima non esisteva il gruppo LPS.

Benissimo hanno fatto i ragazzi anche dopo l’autunno caldo, quello in cui generalmente si concentra il conflitto degli studenti. In questi mesi abbiamo continuato a portare avanti la critica all’alternanza scuola-lavoro, sia con momenti di discussione per coinvolgere studenti e docenti nella lotta che con azioni dirette, tra tutte l’irruzione a una conferenza tra Confindustria e Dirigenti Scolastici di varie scuole e quella nella sede di Confindustria stessa a Catania nella quale alcuni studenti si sono incatenati fino all’arrivo di una risposta a parte del presidente dell’ente per un incontro che gli permettesse di contestare i progetti che quest’ultimo ha fatto nelle scuole della nostra città. Un’altra critica portata avanti per tutto l’anno è stata quella alle condizioni degli edifici scolastici, chiedendo agli organi competenti, anche qui con irruzioni, presidi, sit in e tanto altro ancora, una risposta in merito. Risposta arrivata, in parte, dopo tantissimi ping pong tra uffici e apparati amministrativi, relegando il problema a cause strutturali che non consentono, a detta degli organi competenti, la risoluzione nell’immediato delle problematiche che riguardano la sicurezza degli studenti nelle loro scuole. La larga rete che si è creata intorno a questo problema non ha chiaramente accettato questa risposta e continuerà la lotta per edifici scolastici sicuri. A ciò si è aggiunta la campagna contro le INVALSI, caratterizzata da una fortissima astensione nella maggiorparte delle scuole in città.

Eccezionale anche il radicamento nelle singole scuole, perseverando nella logica di costruzione di legami umani e di comunità resistenti a partire dai singoli istituti, sei nell’ultimo anno e ancora di più l’anno che verrà, mantenendo sempre un dialogo costante con altri collettivi e con tutti quei soggetti o gruppi nelle altre scuole con cui condividiamo la volontà di migliorare i nostri istituti e di costruire una critica sistemica al modello educativo proposto attualmente.

Interessante anche il lavoro del MUA all’università degli studi di Catania, che dopo anni ha riportato fermento e posizioni critiche all’interno del nostro ateneo, dapprima con l’occupazione temporanea dell’ex bar del dipartimento di scienze umanistiche, poi diventato un’aula studio, e poi con una lunga mobilitazione per le borse di studio e gli alloggi, fatta di azioni simboliche, blitz e soprattutto sulla costruzione di una proposta alternativa all’attuale modello di sostegno allo studio universitario e una critica costante al modello universitario nel suo complesso.

Centro Popolare Occupato Colapesce

Come diciamo spesso, noi vogliamo riprenderci tutto e, a differenza di quanto possano pensare gli scettici, qualcosina ce la siamo già ripresi e basta leggere la prima parte di questo comunicato per rendersene conto. Un altro tassello, fodamentale per le nostre prospettive, è stato riprenderci, o meglio liberare, uno spazio abbandonato da 12 anni e riaprirlo alla città.

Lo spazio che abbiamo deciso di riaprire è l’ex Hard Rock di Catania, ubicato tra la pescheria e il quartiere angeli custodi e di proprietà dell’Unicredit.

La nostra, e lo diciamo apertamente, è stata una sfida a uno dei più grossi colossi finanziari, tra l’altro fortemente colluso con il comune di Catania.

Lo spazio in questione, utilizzabile in teoria solo come magazzino, era diventato Hard Rock nel 2004 per essere poi abbandonato a se stesso nel 2006 e rimanere vuoto, furti vari ed eventuali a parte, fino al gennaio 2018 quando abbiamo deciso appunto di occuparlo.

Riteniamo assurdo lasciare inutilizzato per anni, al fine di specularci sopra, un edificio molto grande in un quartiere praticamente privo di servizi e luoghi che fungano da alternativa alla strada per centinaia di bambini e ragazzi e per questo lo abbiamo riqualificato e utilizzato, insieme al quartiere, per i bisogni di tutte e tutti.

La Logica che abbiamo seguito è quella di iniziare fin da subito a riqualificare lo spazio e adibirlo a numerose attività, decise in assemblee pubbliche a cui tante e tanti hanno preso parte.

Alle attività ludiche, aggregative e artistiche (dal teatro al laboratorio di poesia, dalle danze africane al laboratorio di hip hop e la sala di registrazione, dalle danze africane ai laboratori di riuso creativo per bambini ecc ecc), delle quali comunque gli abitanti del quartiere hanno fatto richiesta, abbiamo quindi deciso di affiancare fin da subito attività come il doposcuola popolare, lo sportello di supporto per il quartiere, la raccolta e la distribuzione di indumenti e vari altri servizi che in un modo o nell’altro, durante un pranzo offerto una domenica qualunque al CPO o in un’assemblea di gestione o durante un semplice giro di volantinaggio porta a porta, qualcuno ci aveva detto sarebbe stato utile.

La difesa dello spazio chiaramente rimane uno dei nodi principali, da parte nostra costruito attraverso la legittimità che le donne e gli uomini del posto ci hanno dato frequentando il CPO e animandolo con proposte e partecipazione, a riprova del bisogno di uno spazio come il CPO in quel quartiere, e sulla tenacia dimostrata davanti alle minacce di sgombero arrivate direttamente dall’Unicredit. Uno spazio come il nostro, si sa, non è mai del tutto al sicuro e siamo sempre pronti a difenderlo con le unghie e con i denti.

MUTUALISMO E INTERVENTO POLITICO

Il punto su cui ci siamo concentrati e che crediamo fondamentale è quello del mutualismo, anche attraverso la costruzione di sportelli legali. Crediamo infatti che al centro del nostro lavoro e di quello di qualsiasi movimento che miri alla sovversione dell’esistente debbano esserci gli sfruttati, i loro problemi e le loro lotte, bisogna riuscire a mettere su rivendicazioni collettive e organizzare pezzi di classe, soprattutto in una fase dominata dall’assenza totale di coscienza di classe e di fiducia nella lotta, provando a determinare un avanzamento delle classi popolari.

E’ necessario, nella nostra visione delle cose, prima di tutto rendersi utili, offrire supporto pratico alla gente e aiutarli a comprendere quali sono i loro diritti e per cosa possono e devono lottare.

Questa convizione ci ha spinti a riprodurre il modello degli sportelli legali già sperimentati in varie città italiane e al momento sono attivi quello contro lo sfruttamento nel mondo del lavoro e quello di supporto ai migranti, a cui presto se ne aggiungeranno altri per la questione abitativa e le probematiche relative alla povertà e ai senza tetto.

L’obiettivo è creare dei punti che siano prima di tutto di ascolto e di informazione, dove venire a raccontare un problema per poi scoprire come tutelarsi o reagire. Il passo in più lo fa la presenza di avvocati, ovviamente volontari, che sostengono questi percorsi e si mettono a disposizione per portare avanti una vertenza contro il lavoro a nero o per ottenere un permesso di soggiorno. Ciò ci permette di entrare in contatto con la classe di cui tanto la sinistra ha parlato rimanendo però a debita distanza, di capire nel dettaglio i problemi che nei vari settori la gente si trova ad affrontare e di instaurare un rapporto di fiducia con loro.

Il passo successivo è, dal nostro punto di vista, riuscire ad andare oltre la singola vertenza, comprendere le rivendicazioni collettive e provare a legare più persone nella lotta per questo o quel diritto, partendo da piccole cose che però, spesso e volentieri, possono determinare un miglioramento delle condizioni di vita di tutte e tutti nell’immediato e l’infusione di fiducia nella lotta a chi ha portato avanti una determinata battaglia e a chi, con lo stesso problema, viene a conoscenza della mobilitazione.

Questo è quello che stiamo provando a fare con la campagna “Non ci fidiamo più” lanciata dal nostro sportello contro lo sfruttamento a seguito dello scandalo che ha visto coinvolti l’ispettorato del lavoro di catania, la politica locale e vari imprenditori della nostra città. La campagna porta avanti una petizione per chiedere la riforma degli ispettorati in sicilia, con alcune migliorie che renderebbero impossibili scandali come quello che abbiamo vissuto e che permetterebbero invece il controllo diretto da parte dei lavoratori delle loro vertenze, ovvero stiamo provando a trasferire su un piano collettivo le singole vertenze che nei mesi abbiamo seguito e nelle quali tanti problemi abbiamo riscontrato rispetto al lavoro dell’ispettorato, coinvolgendo nel tempo sempre più persone che hanno avuto a che fare con l’ispettorato in questi anni e hanno magari ancora vertenze mai giunte a conclusione.

Insomma, percorsi come questo ci permettono di entrare in contatto con la classe, sostenerla, diventare un punto di riferimento, ma soprattutto ci danno modo di costruire rivendicazioni collettive portate avanti poi dalle donne e dagli uomini direttamente interessati, che noi possiamo organizzare al fine di ottenere anche solo una piccola vittoria, fondamentale perchè, ed è inutile nascondercelo, partiamo da zero e bisogna ricostruire tutto, proprio a partire dalla fiducia nella lotta e nella vittoria.

DALL’ANTAGONISMO ALL’ALTERNATIVA

A questo punto, una volta lanciati percorsi di lotta e interventi in vari settori, ci siamo chiesti quale fosse il passo successivo. La risposta che ci siamo dati, sempre a partire dalle nostre analisi di fondo, è che bisogna ramificare queste pratiche, moltiplicare l’intervento sociale e farlo anche in base alle esigenze di ogni quartiere e di ogni territorio in cui si opera.

A Catania, a dire la verità, sono già tanti i compagni che quotidianamente, a partire dai propri spazi sociali, offrono servizi nei quartieri in cui si trovano e provano a intervenire in questo o in quell’ambito specifico, seguendo anche una logica che a noi pare infondo essere comune. Il prossimo passo dunque dovrebbe essere quello di costruire reti solidali tra i compagni e le compagne che operano in questa città, provando a riprodurre le pratiche che funzionano, a sostenerci a vicenda, a coordinarci anche su questo o quell’altro intervento, trasformando di fatto il nostro lavoro sociale in un’alternativa politica reale in città, basata sul fare più che sulle chiacchiere in cui per anni la sinistra radicale ha smarrito il senso stesso della sua esistenza.

Il grosso problema del movimento infatti, almeno questa è la nostra interpretazione, risiede nella priorità che la piazza ha assunto rispetto al lavoro dentro la classe, relegando spesso il lavoro nel territorio a una posizione subalterna rispetto alle mobilitazioni e ai cortei, dimenticando che il ruolo dei comunisti dovrebbe essere prima di tutto organizzare la classe e non testimoniare la propria sterile esistenza con manifestazioni spesso e volentieri autoreferenziali tra militanti. La nostra forza deve essere portare in piazza la gente comune, dagli studenti ai pensionati, ma per fare questo non possiamo di certo partire dai cortei, almeno in questa fase in cui, lo ribadiamo, è tutto da costruire.

Per questo non crediamo più nella ricostruzione del movimento a partire dalle assemblee di costruzione per un corteo, ma piuttosto pensiamo sia giunto il momento di valorizzare il lavoro che ogni giorno facciamo nei nostri spazi, di coordinarci, di portare all’esterno attraverso la pratica, e non attraverso gli slogan, le nostre idee, il nostro orizzonte sociale in cui chi oggi non ha niente dovrà appropriarsi di tutto.

E’ chiaro che tra le compagne e i compagni che operano in città esistono delle differenze, di analisi della fase soprattutto, ma è anche vero che in tanti proponiamo pratiche e alternative sociali e che su questo, sulla loro importanza e sulla loro valorizzazione possiamo sicuramente ritrovarci, a differenza di quanto succede nelle sporadiche assemblee per una qualsiasi manifestazione importante, alle quali si arriva sempre con il freno a mano e con posizioni indurite dal tempo e dalla distanza.

POTERE AL POPOLO

Ci sembra palese che la nostra adesione a Potere Al Popolo sia nata proprio in questa direzione. Il tentativo di mettere in rete le realtà che sui territori portano avanti pratiche di questo tipo, di riprodurre in altri luoghi queste pratiche e di portarle nel dibattito politico nazionale proponendosi come alternativa reale ci sembrava e ci sembra l’unica possibilità che abbiamo per uscire dall’isolamento mediatico in cui siamo relegati ormai da anni.

A maggior ragione, dopo le elezioni e la formazione del nuovo governo reazionario, Potere Al Popolo sembra essere l’unica via per costruire un fronte comune, radicato e radicale, contro la peggiore destra di questo paese che oggi gode, anche per colpa nostra, di un consenso imbarazzante.

La nascita di Potere Al Popolo prima delle politiche ci ha permesso, in questo senso, di arrivare alla costruzione di un’opposizione sociale a questo governo più organizzati di quanto avremmo pensato. Piaccia o meno PAP nasce dal movimento e da chi le lotte le ha fatte, ha una struttura sempre più organizzata, con modelli di discussione democratici e ampi, va in televisione e porta la nostra voce, quella degli sfruttati fondamentalmente, dove fino a pochi mesi fa c’era solo quella dei padroni, scende in piazza in ogni occasione, è infondo uno strumento utile anche per chi non ha deciso di aderire.

Per noi Potere Al Popolo, insomma, rappresenta il fronte comune in cui tutti dovremmo investire, che ci consente di proporci come alternativa reale in questo paese ed è chiaro che chi porta avanti, come noi, questo progetto si auspicherebbe che tante altre compagne e tanti altri compagni ne prendessero parte attivamente.

Siamo però consapevoli dei dubbi, delle perplessità, delle visioni differenti su PAP e sui soggetti organizzati che provano a irrompere nei teatrini borghesi, motivo per cui al di là di PAP, noi vogliamo costruire reti solidali in città con tutte e tutti.

Siamo convinti che tantissimo a Catania possiamo fare se riusciamo a risolvere i nodi che ci hanno bloccato negli anni, se ci coordiniamo a partire dalle pratiche quotidiane, se ci sediamo e ci raccontiamo a vicenda, facendo critica e autocritica, attivando un percorso comune che non ha come esito la singola manifestazione, ma piuttosto la costruzione di un’alternativa sociale e politica in questa città.

Per questo sabato 23 giugno faremo un’assemblea al CPO Colapesce alle ore 17,30 a cui ci auguriamo che tutte le compagne e i compagni di questa città parteciperanno. Racconteremo cosa abbiamo fatto, perchè, che cosa attiveremo l’anno prossimo (dagli sportelli per sfratti e senza tetto al consultorio popolare) e soprattutto proveremo a rilanciare un’estate di costruzione del movimento, fatta di scambi costanti e condivisioni di idee e progetti, al fine di iniziare compatti e preparati un autunno difficile che ci vedrà opporci a un governo e a un’amministrazione comunale non di certo simpatiche alle nostre pratiche e alle nostre idee.

Niente pianti, niente pessimismo, niente paura o timore di perdere, di essere vinti. Laddove esistono comunità resistenti, che crescono, aggregano, fanno arte, vivono le scuole e le università, costruiscono legami sociali alternativi, reti solidali, nodi conflittuali, non deve esistere nessuna paura. Solo coraggio, voglia di andare avanti, di sognare un altro mondo, di osare, di superare i limiti della Storia se possibile affinché si possa conquistare la libertà!

Volevamo riprendere tutto, e lo abbiamo iniziato a fare. Assaltando il cielo, riprendendo la luna, siamo consapevoli che il lavoro da fare è ancora lungo, ma che cambiare il mondo è assolutamente possibile, oltre che necessario!

COMUNITA’ RESISTENTE PIAZZETTA

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