CASO DICIOTTI: ANALISI E PROSPETTIVE

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ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL CASO DICIOTTI

Dopo le calde giornate vissute al porto di Catania la settimana appena trascorsa, ci tenevamo a proporre alcune nostre considerazioni generali al fine di stimolare il dibattito sul tema, dare il nostro punto di vista e offrire spunti per un’analisi tanto complessa quanto centrale nella fase che stiamo attraversando.

IL CASO E LA MOBILITAZIONE

L’odissea dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti della Guardia Costiera italiana inizia il 16 agosto. Dopo il rifiuto delle autorità maltesi allo sbarco e dopo diversi giorni di navigazione, il 20 agosto, il Ministero dei Trasporti italiano autorizza l’approdo della nave presso il porto di Catania, ma, tramite social, il comandante della Diciotti scopre che il ministro Salvini non avrebbe autorizzato lo sbarco dei 177 migranti.

Fin dalla serata di lunedì, appena giunta la notizia dell’arrivo della nave al porto di Catania, varie compagne e vari compagni hanno deciso di iniziare a mobilitarsi per fare pressione su chi di dovere e permettere alle persone a bordo di scendere.

Già la mattina dopo ha inizio il primo di una lunga serie di presidi, circa due al giorno da martedì a sabato notte, con compagne e compagni in vigilanza permanente.

Come sempre, lavorando costantemente sul tema con il nostro sportello legale di supporto ai migranti e con l’intervento dentro i CAS, siamo stati tra i primi ad essere presenti e, insieme alle altre componenti del movimento, abbiamo subito dato il giusto peso alla questione, provando ad alzare il tiro con il passare dei giorni.

Varie volte abbiamo provato ad avvicinarci alla nave, via terra e via mare, chiedendo anche che apposite delegazioni salissero a bordo per constatare le condizioni di detenzione, e più volte siamo stati respinti dalla polizia, fino all’ultimo giorno quando, alla fine di un presidio partecipato da circa 3000 persone, abbiamo provato a fronteggiare l’ingente dispiegamento di forze dell’ordine che hanno risposto caricando violentamente I manifestanti.

Proprio alla fine di quella giornata, alle donne e agli uomini detenuti sulla Diciotti è stato consentito di scendere, sicuramente per merito di chi, durante quei giorni, ha puntato il dito contro un’azione propagandistica del governo sulla pelle dei più deboli e ha fatto emergere tutte le contraddizioni del caso.

Per questo siamo convinti che il risultato di sabato sia stata una piccola grande vittoria, una prima importante risposta a Salvini e Di Maio, da oggi in poi sicuramente più consapevoli che l’opposizione, quella vera, la troveranno fuori dalle aule del parlamento, nelle piazze e nelle strade, dove sempre più donne e uomini urleranno contro tutte le loro angherie e smaschereranno i loro tranelli.

DI CHE VITTORIA SI TRATTA? QUALI SONO I PROSSIMI PASSI?

Crediamo sia scontato sottolineare che questa vittoria non può che essere considerata un piccolissimo passo avanti su questo fronte e che non deve certo farci cullare sugli allori.

Il nemico è forte, ha una strategia ben chiara e sul tema migranti gioca la sua partita, consapevole che solo su questo ha la capacità di accumulare consenso. Sconfiggerlo, smascherarlo, metterlo alle strette, passa sicuramente dalla coscienza che abbiamo di questo fenomeno e da qui bisogna partire per costruire un’opposizione reale.

Il governo giallo-verde, infatti, incapace di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale e di trovare risposte adeguate alla sofferenza diffusa nel nostro paese, ha trovato un capro espiatorio su cui scaricare l’ira e il malcontento e lo utilizza ogni qual volta si presenta una questione spinosa (vedi la risposta di Salvini alla prima domanda che gli hanno posto a seguito del crollo del ponte Morandi di Genova…) per spostare l’attenzione su un terreno amico che racconta, con la complicità di molti degli organi di stampa nazionali, a modo suo… E ci sembra superfluo spiegare qui perchè l’emergenza immigrazione non esiste e perchè questo braccio di ferro con l’UE non sia altro che un giochetto di potere tra due modi diversi di perpetrare le stesse politiche antipopolari.

Il nostro compito, allora, è non fare il loro gioco, non combattere questo governo soltanto sulla questione migranti e soprattutto non limitarsi a un insufficiente botta e risposta sul tema, piuttosto lavorare a 360 gradi in tutti e con tutti i settori sociali della nostra classe, dai senza casa ai lavoratori, passando per i giovani, i pensionati e i disoccupati, costruendo una narrazione alternativa e complessiva che ci dia credibilità tra i “nostri” e ribalti, sul lungo periodo, il nemico comune.

La nuova narrazione poi, se ci si pensa un attimo, è anche facile da costruire, fosse solo perchè è quella vera e perchè è quella su cui si fonda il lavoro di granparte dei collettivi e delle organizzazioni della sinistra radicale.

A nostro avviso, e lo stiamo riscontrando sul campo, affrontare la questione da un punto di vista meramente umanitario è non solo riduttivo, ma soprattutto controproducente. La politica non può essere mossa soltanto dai buoni sentimenti e la nostra risposta non può essere quella che, giustamente per il loro ruolo, danno le associazioni di volontariato di varia natura. Da comunisti, abbiamo il dovere di interpretare il malcontento e di raccoglierlo intorno a posizioni di classe, ma questo è possibile solo se ribaltiamo il giochetto di Salvini e co., se dirottiamo “le spine” che ogni individuo accumula fin dalla nascita in questo sistema, per dirla con Elias Canetti, contro i governanti invece che contro i più deboli. Ciò, però, è possibile se e soltanto se riusciremo a stare a fianco dei migranti quanto dei lavoratori, dei disoccupati e degli studenti, se ci schiereremo in maniera evidente con i poveri che arrivano dall’altra parte del mediterraneo quanto con quelli che sono nati nel nostro paese e se spieghiamo che chiunque, italiano o eritreo o norvegese, accetta lavoro sottopagato abbassando il prezzo del lavoro se non è messo nelle condizioni di lavorare pretendendo dei diritti, che se si delinque è perchè non è concessa la possibilità di costruirsi una vita migliore, che il problema sono le pratiche, incomprensibili e lentissime, per per ottenere documenti che permettano di integrarsi, insomma che le colpe sono di chi dovrebbe garantire a chiunque una vita dignitosa e invece si arricchisce con una guerra tra disperati.

E’ fondamentale, inoltre, rifiutare il tema unico imposto dal governo, parlare sempre delle emergenze reali, come le morti sul lavoro o il lavoro nero, che la coppia Salvini-Di Maio evita come la peste, ma nelle quali abbiamo il dovere di far esplodere le contraddizioni e raccogliere il malcontento, mettendo insieme tutti quei soggetti, migranti, precari, disoccupati, senza casa, lavoratori etc che nel tempo abbiamo sostenuto nei loro disagi e nelle loro lotte… A quel punto non basterà più puntare il dito contro i più deboli.

I NOSTRI CONFINI, I NOSTRI NEMICI

Nella narrazione che abbiamo fatto sopra della mobilitazione sul caso Diciotti abbiamo volontariamente trascurato, al fine di trattarlo separatamente, la contestazione al PD di cui, come Potere Al Popolo, ci siamo resi protagonisti proprio durante la grande manifestazione di sabato.

Riteniamo infatti centrale in tutta questa vicenda sottolineare due elementi: da un lato la necessità che abbiamo, da comunisti, di delimitare i nostri confini, di non confonderci con chi fino a ieri trattava esattamente come il nuovo governo, sebbene con una comunicazione diversa, sia i migranti che i cittadini di questo paese, di non farci assorbire dal rifiuto totale, giusto e sacrosanto, dei nostri nei confronti della sinistra tecnocratica ed europeista; dall’altro la nostra responsabilità nei confronti delle donne e degli uomini che vivono in Italia, che mai più dovranno trovarsi di fronte i vecchi, orrendi e crudeli aguzzini del PD, oggi più che mai convinti di poter senza problemi unirsi a una piazza dichiaratamente e convintamente antifascista come se non si fossero resi complici della distruzione di questo paese.

Proprio questo è il centro della nostra contestazione di sabato e non serve certo aver letto Lenin per capire che gli opportunisti vanno cacciati, sempre e con decisione.

Il PD sulla gestione dei flussi migratori ha, allo stato attuale, più colpe della lega e del movimento 5 stelle. Minniti si è reso responsabile, fino ad oggi, della morte e delle torture di molte più donne e uomini rispetto a quante ne abbia sulla coscienza Salvini.

Il PD, e la pseudo sinistra filo UE, è nemica delle classi popolari tanto quanto lo è il nuovo governo che, infatti, non accenna nemmeno a modificare l’impianto complessivo costruito in questi anni attraverso Jobs Act, Buona scuola, riforma Fornero ecc ecc ecc…

Tutto ciò non possiamo dimenticarlo nel nome di una presunta unità contro Salvini, il rischio è piangere, e far piangere ai nostri, lacrime molto amare.

BASTA LIMITARCI A RESISTERE, DOBBIAMO CONTRATTACCARE!

Tutta l’analisi espressa sopra può essere racchiusa in pochi punti, per noi assolutamente essenziali: sabato abbiamo vinto una battaglia, ma la guerra contro questo governo è ancora lunga; sul lungo periodo il nostro ruolo deve essere lottare a fianco dei miganti e intervenire in tutti i settori sociali, rifiutando il tema unico proposto dal governo e facendo esplodere le contraddizioni laddove la coppia Salvini – Di Maio non sarà capace di dare risposte; il PD e i suoi derivati non possono essere nostri alleati, anzi bisogna prendere le distanze e marcare le differenze, sono loro l’altra faccia di questo sistema, tanto colpevoli quanto pericolosi per le classi popolari di questo paese, esattamente come Lega e 5 Stelle.

Tali punti, nel loro complesso, ci danno la dimensione della sfida che ci troviamo davanti, una sfida che non si può limitare alla difesa dei soggetti deboli e della nostra identità, ma che deve vederci protagonisti, insieme ai “nostri”, di un avanzamento sostanziale nella conquista dei diritti e dell’egemonia. Ciò non può che passare dalle lotte che saremo capaci di vincere, dei settori sociali che saremo capaci di compattare e mettere insieme contro un nemico comune, non identificabile con un singolo volto o con la sua dialettica, ma piuttosto riconoscibile nel sistema economico e nel suo insieme di valori, diversamente portati avanti da questa o quell’altra espressione politica della borghesia, sempre ai danni degli sfruttati.

Insomma, come ci ripetiamo spesso, non possiamo più limitarci a resistere, il tempo di preparare l’offensiva è arrivato.

Ci riprenderemo tutto, Potere Al Popolo!

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